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Alpi Apuane: tesoro di biodiversità

La flora e la fauna del Parco delle Apuane in immagini e video sulla pagina FB



Dal lupo ai cervi, dai mufloni alle piccole e grandi fioriture endemiche e non solo, la vita nel Parco delle Apuane va avanti: sulla pagina FB del Parco ogni settimana immagini e video della flora e della fauna che abitano l’area protetta.
Sono il frutto del lavoro di monitoraggio che il Parco delle Apuane ha avviato per ottenere numeri certi sulla consistenza delle popolazioni apuane di specie di particolare valore e significato, con l’obiettivo di tutelarle meglio, ma anche promuovere, attorno a queste, sensibilizzazione e consapevolezza. I monitoraggi sono due: uno delle specie vegetali di interesse comunitario condotto da Andrea Ribolini e l’altro, delle specie animali di interesse comunitario affidato a Paola Fazzi e Marco Lucchesi.
Sono foto e mini video molto belli, in molti casi ottenuti grazie alle foto trappole, che abbiamo voluto condividere con tutti i cittadini residenti e i visitatori del Parco e tutti gli amanti della natura.
Il link è in alto a sinistra. Buona visione!

Le zone umide del Parco

Nelle Alpi Apuane le aree palustri sono poco frequenti; ciò è dovuto soprattutto alla prevalente natura calcarea del substrato, la cui elevata permeabilità non consente, per lungo tempo e in nessun periodo dell’anno, ristagni significativi di acqua sul terreno; inoltre, un fattore ugualmente sfavorevole è rappresentato dalla morfologia particolarmente acclive di tale complesso montuoso, la cui energia del rilievo contraddistingue versanti con pendenze notevoli, del tutto inadatti a contenere masse idriche di un qualche valore. Neppure i fenomeni morfogenetici glaciali, per altro presenti, sono riusciti - se non in rare condizioni - a determinare avvallamenti, concavità o superfici pianeggianti degne di nota, in cui ricercare torbiere, paludi o piccoli laghi montani. Tuttavia non mancano sulle Apuane esempi di aree umide, oggi divenute delicatissime, che conservano entità vegetali notevoli ed in alcuni casi di grande interesse geobotanico.

Gli alberi monumentali delle Alpi Apuane

L'elenco aggiornato dei grandi patriarchi, che vegetano nell'area protetta e contigua, con tutte le informazioni su altezza della chioma, circonferenza del fusto, stato di salute ed età presunta.
Scoperto ad Orto di Donna un faggio ultrasecolare
Le visite in un territorio storicamente vissuto e studiato come quello delle Alpi Apuane, possono lo stesso riservare felici sorprese. Questa è il caso di un esemplare annoso e gigantesco di faggio (Fagus sylvatica L.), rinvenuto oggi in località Orto di Donna (Comune di Minucciano), all'interno del Parco, verso i 1300 metri di quota. Il fusto del "Patriarca" misura 3,11 m di circonferenza e con la chioma si spinge ad un'altezza di 25 m dal suolo. L'età non è conosciuta, ma potrebbe tranquillamente superare i due secoli. L'esemplare di Orto di Donna si aggiunge ad altri faggi monumentali delle Alpi Apuane, che vegetano, ad esempio, alla Fania di Stazzema (con 3,8 m di circonferenza), a Compito di Stazzema (ancora di 3,8 m) e a Sella di Pescaglia (3,1 m).

Piccoli abeti crescono

Sono rimasti soltanto in quattordici alberi, non tutti in buone condizioni di salute. Arroccati sulle pendici scoscese del versante nord del M. Contrario, hanno una enorme difficoltà a riprodursi, quasi soffocati dai faggi invadenti, dopo aver dominato il paesaggio forestale delle Alpi Apuane nel Postglaciale fino all'alto Medioevo.
il Parco si è preso a cuore la sorte della popolazione apuana di Orto di Donna-Val Serenaia che, insieme a quella della Verna (Arezzo), rappresentano le uniche meritevoli di essere incluse nel Repertorio regionale della Toscana per la conservazione del germoplasma dell'abete bianco. La strategia di difesa di questa piccolissima popolazione, giunta sull'orlo dell'estinzione, prevede diversi interventi. Tra questi anche la produzione di nuove piantine da seme raccolto da piante-madri di Orto di Donna-Val Serenaia.
Così è stato fatto nell'autunno scorso, non senza difficoltà per la natura dei luoghi e l'altezza delle piante. Da qualche settimana, i semi hanno germogliato e le nuove piantine hanno iniziato il loro lento accrescimento.
Nelle prime foglie verdi dischiuse, la speranza di aver salvato gli ultimi abeti bianchi delle Apuane.
Il progetto di salvaguardia di Abies alba Mill. è pubblicato in due articoli della rivista del Parco, Acta Apuana, VI (2007).


"Apuane: le montagne d'acqua" di Valter Torri     filmato integrale (53')
Le Alpi Apuane
sono un Geoparco
europeo e mondiale




Dal 2001 è partita
l'iniziativa per il
riconoscimento delle
Alpi Apuane come
Geoparco.
Il dossier di
presentazione è stato
definito nel 2010,
per l'ammissione alla
Rete Europea e Globale
dei Geoparchi, che
lavora
sotto gli auspici
dell'Unesco.
Nel 2011, a Lagensund
(Norvegia), l'ammissione
tra i Geoparchi EGN-GGN.
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